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giovedì 18 ottobre 2012

APPELLO PER PASCALE E PER TUTTE LE VITTIME DELLA GUERRA SIRIANA

E' apparsa su molti giornali francesi in questi giorni la "Lettera Aperta al Presidente della Repubblica Francese e  al suo Ministro degli Affari Esteri" scritta dal padre di Pascale Zerez, una ragazza cristiana di 20 anni, sposata da soli 3 mesi e uccisa sul bus che la trasportava da Lattakia ad Aleppo nell' attacco delle bande dell'Armata Siriana "Libera".

Di seguito, alcune notizie inviate dagli amici cristiani di Aleppo e la richiesta di preghiere diffuso dal Monastero di Mar Yacub tramite "Vox Clamantis in deserto Damasco".
 

Domenica 14 ottobre 2012

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Francese e al Ministro degli Affari Esteri.

Signor Presidente della Repubblica Francese,
Signor Ministro degli Esteri,

Proprio come molti siriani, mi ritrovo padre di una vittima della guerra in atto nel nostro paese. Pascale aveva venti anni quando, il 9 ottobre, il bus pubblico su cui viaggiava è stato oggetto di un attacco in cui è morta, assassinata da una banda armata riconosciuta come parte dell'Esercito Siriano "Libero" a cui Lei dà supporto, incoraggiamento e che Lei alimenta fin dall'inizio del movimento.
Ragioni di Stato forse La spingono a prendere posizione a favore dell'Esercito Siriano "Free" (ASL)  ma non è certo nell’intento di liberare il popolo siriano dalla dittatura. L'attuale regime siriano e il suo apparato politico non è tenero, noi lo sappiamo bene e da molto tempo, ma le "bande" dell’ ASL associano ugualmente la brutalità alla arbitrarietà: il movimento porta con sé i semi di una nuova dittatura che sicuramente ci farà rimpiangere la precedente.
Sotto slogan generosi di libertà, di democrazia e di partecipazione al potere, Lei, con i suoi alleati, ha incoraggiato l'introduzione sul nostro territorio di gruppi estremisti salafiti, e altri elementi del movimento di Al Qaeda che vengono a uccidere e ad essere uccisi qui da noi, distruggendo ciò che possono sulla loro strada; perché dunque averceli inviati? Gli Occidentali non avrebbero avuto il coraggio di affrontarli essi stessi? Se il vostro obiettivo è quello di distruggere la Siria per proteggere Israele, credete veramente che ridurre il popolo siriano alla rovina e alla miseria potrà pacificare e dare sicurezza ad Israele?
I vostri predecessori, tra cui i rivoluzionari del 1789 hanno sempre fornito supporto e protezione per le minoranze cristiane in Siria e in Oriente. Oggi le vostre prese di posizione hanno l'effetto opposto e portano alla loro eliminazione. Credete che sradicare i cristiani porterà la civiltà?
E 'sorprendente come in breve tempo la politica francese sia riuscita a farci dubitare del significato della sua rivoluzione e il suo emblema: "Libertà, Uguaglianza, Fraternità"!
In Siria, la vostra politica nel senso della pratica del potere, ha introdotto l'arbitrarietà; così si può riassumere con un altro slogan: libertà e uguaglianza in Siria, mentre in Qatar oligarchia e privilegi. E circa la fraternità, che regnò da noi in mezzo alla gente, ecco che avete incoraggiato la guerra settaria, ignorando le palesi discriminazioni che vengono praticate in altri paesi arabi, tra cui l'Arabia Saudita.
Ci è stato detto che il cristianesimo non ha più gran credito nel Suo paese, ma al momento non si vede apparire una filosofia  più generosa e più evoluta di quella religione che ha costruito le cattedrali. In pochi mesi, Lei è arrivato con i suoi alleati a trasformare la fratellanza siriana musulmano-cristiana, che dobbiamo a queste due religioni, in una guerra quasi confessionale. E tuttavia, questo accordo religioso è la garanzia di un Islam tollerante che potrebbe diffondersi in tutto il mondo.
In cambio, la guerra che viviamo per volontà dell’ESL e dei suoi alleati sembra trasformare la  convivenza in ostilità, che si diffonderà in tutto il mondo con una maggiore rapidità rispetto al progetto. Può esserne certo: gli sconvolgimenti che ora viviamo noi, li verrete a vivere al più presto pure voi. Che cosa si sente echeggiare per le strade di Aleppo? "Dopo la Siria, l'Europa."

mercoledì 17 ottobre 2012

«Solo la riconciliazione può arginare il caos»: l'intervista a Gregorio III Laham, patriarca della Chiesa greco­melchita- cattolica e a mons. Jean-Clement Jeanbart

«Non si può andare avanti così. Con le armi non si arriva ad alcuna soluzione E l’opposizione è divisa» 
 
AVVENIRE martedì 17 ottobre 2012 - di Lucia Capuzzi
 

Civili massacrati mentre fanno la fila per la distribuzione del pane. Medici arrestati insie­me ai figli dal regime mentre curano i feriti. Famiglie utilizzate come scu­di umani dai ribelli nei centri citta­dini. Decine e decine di vittime. E profughi: un fiume umano in fuga da morte e orrori che si fa sempre più numeroso. È sufficiente leggere le no­tizie giunte dalla Siria solo negli ulti­mi tre giorni per restare quantome­no senza parole. «La violenza si è fat­ta inaudita. Basta pensare che nel 2011, la stampa locale parlava di 5mi­la morti. Da febbraio ad ora sareb­bero il quintuplo», dice il patriarca della Chiesa greco-melchita- cattolica in Siria, Gregorio III Laham, in questi giorni in Italia per il Sinodo e impegnato in una serie di iniziati­ve col sostegno della Rete No War. Il Patriarca vuole lanciare un appello al mondo perché «fermi il massacro». Non, però, con un intervento milita­re o con forniture d’armi a una delle fazioni in lotta, ma attraverso la pro­mozione del dialogo. Quello che da mesi ormai fa il movimento Mussa­laha, nato all’interno della società ci­vile siriana e sostenuto da rappre­sentanti delle differenti confessioni religiose. Iniziativa popolare che, fin dall’inizio, Gregorio III appoggia e promuove.
È possibile costruire la pace in Siria?

Una cosa è certa: non è possibile an­dare avanti così. Abbiamo visto che
con le armi non arriviamo a niente. È giunto il momento di trovare un’al­tra strategia. Mussalaha funziona: lo abbiamo visto a livello locale. Attra­verso il dialogo e la riconciliazione si riescono a ricomporre i conflitti nei villaggi. Sarebbe ora di ripro­porre la medesima strategia a livel­lo nazionale.
L’escalation di violenza si fa di gior­no in giorno più feroce...

Spesso, media e analisti parlano di guerra civile siriana. Nel mio Paese, in realtà, non c’è un conflitto, c’è il caos. Perché non ci sono due parti in lotta, ma una serie di gruppi con interessi diversi e spesso contrappo­sti. L’opposizione non è movimento unico. Ai dissidenti si uniscono spes­so bande armate che approfittano
della situazione confusa per regola­re vecchi conti, saccheggiare villaggi, attuare vendette. A farne le spese so­no i civili, intrappolati nei combatti­menti. I cristiani, che sono le vittime più fragili in quanto minoranza, stan­no affrontando indicibili sofferenze.
Può fare qualche esempio?

Una degli ultimi casi è avvenuto a in un sobborgo di Damasco. Gruppi ar­mati si sono presentati e hanno inti­mato alla popolazione – quasi tutta cristiana – il pagamento di 25mila dollari al mese. Una cifra enorme per chi sta perdendo tutto a causa degli scontri.

Che cosa sta facendo la Chiesa per assistere la popolazione?

La Chiesa cerca di stare il più possi­bile accanto alla gente. A tutti, cri­stiani e musulmani, ribelli e filo-go­vernativi. La Chiesa non propende per nessuna parte politica ma cerca di difendere la popolazione dagli a­busi. Per questo, pur con pochi mez­zi, distribuiamo cibo e aiuti, acco­gliamo gli sfollati interni, che sono tantissimi. E promuoviamo il dialo­go. Con la violenza non si mette fine alla violenza. Noi siriani dobbiamo spezzare questo circolo vizioso.

AVVENIRE © RIPRODUZIONE RISERVATA


Il soffio della speranza

Mons. Jeanbart (Aleppo) sulla visita della delegazione inviata da Benedetto XVI

SIR 17 ottobre 2012

 Su questa notizia Daniele Rocchi, per il Sir, ha raccolto le dichiarazioni di mons. Jean-Clement Jeanbart, arcivescovo greco-melkita di Aleppo, città martire al centro, da settimane, di intensi scontri tra forze governative e di opposizione. Solo 5 giorni fa bombardamenti e razzi delle forze armate dell’opposizione e dei ribelli hanno provocato danni all’arcivescovado e il ferimento grave di un sacerdote, trasferito in Libano per le cure necessarie. Mentre l’arcivescovo parla al telefono, si sentono nitidamente i colpi e le deflagrazioni degli scontri.

Eccellenza, che significato assume l’arrivo di una delegazione apostolica di alto profilo in Siria, in questo momento?“Si tratta di una bellissima notizia che ci procura gioia e consolazione. Ma il suo significato non è solo pastorale ma anche sociale e politico. I componenti della delegazione, infatti, potranno rendersi conto di quanto veramente sta accadendo in Siria e che i media non riportano sempre correttamente. Le forze armate del Governo si sono macchiate certamente di abusi, violenze e di comportamenti dittatoriali, non tanto quanto i ribelli e i terroristi appartenenti a movimenti fondamentalisti. Sono più numerosi i combattenti stranieri che quelli siriani dell’esercito siriano libero. Sono centinaia i gruppi combattenti mercenari arrivati dall’estero”.

Può essere un’occasione utile anche per portare avanti una “missione di pace”?
“È quello che tutti speriamo. L’auspicio è che la delegazione del Papa, di alto profilo visti i nomi che la compongono, possa incoraggiare governo e opposizione ad accettare il dialogo arrivando anche a un compromesso. Sarebbe importante per porre fine alle violenze. Solo cinque giorni fa il nostro arcivescovado è stato bombardato dai ribelli con razzi katiuscia. Io e il mio vicario generale ci siamo salvati per miracolo, mentre un mio sacerdote è rimasto gravemente ferito e ora si trova in Libano per le cure del caso. La paura cresce ogni giorno di più. Non credo sia questo il modo di liberare un Paese, per me è terrorismo”.

Qualcosa però sembra muoversi: il governo siriano sarebbe pronto a valutare l’eventualità di una tregua militare per la festa del sacrificio, che inizia il 26 ottobre. Cosa ne pensa?
“Una cosa molto importante, purché non sia l’occasione per l’opposizione di riorganizzarsi e armarsi. L’intenzione del governo di valutare un simile atto è positiva. Spero si faccia. La situazione è delicata, mi auguro che l’opposizione possa rendersi conto di questo e trovare un accordo”.
http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_a.a_autentication?target=3&tema=Anticipazioni&oggetto=248361&rifi=guest&rifp=guest

martedì 16 ottobre 2012

IL PAPA INVIA UNA DELEGAZIONE IN SIRIA

Lo ha annunciato il card Bertone al Sinodo. “Porteranno la nostra solidarietà e un’offerta personale dei padri sinodali alla popolazione”

da Vatican Insider , 16 ottobre

"Consolamini, consolamini popule meus..."
Benedetto XVI ha «disposto che una Delegazione si rechi nei prossimi giorni a Damasco con lo scopo di esprimere, a nome Suo e di tutti noi: la nostra fraterna solidarietà a tutta la popolazione, con un’offerta personale dei Padri Sinodali, oltre che della Santa Sede». Lo ha annunciato il card. Tarcisio Bertone al Sinodo.

«Non possiamo essere semplici spettatori di una tragedia come quella che si sta consumando in Siria: alcuni interventi sentiti in aula ne sono la prova. Convinti che la soluzione della crisi non può essere che politica e pensando alle immani sofferenze della popolazione, alla sorte degli sfollati nonchè al futuro di quella nazione, alcuni di noi hanno suggerito che la nostra assemblea sinodale possa esprimere la sua solidarietà», ha detto il cardinale segretario di Stato nel suo intervento pomeridiano al Sinodo dei Vescovi.
  
«Il Santo Padre - ha proseguito - ha così disposto che una Delegazione si rechi nei prossimi giorni a Damasco con lo scopo di esprimere, a nome Suo e di tutti noi: la nostra fraterna solidarietà a tutta la popolazione, con un’offerta personale dei Padri Sinodali, oltre che della Santa Sede; la nostra
vicinanza spirituale ai nostri fratelli e sorelle cristiani; i nostri incoraggiamenti a quanti sono impegnati nella ricerca di un accordo rispettoso dei diritti e dei doveri di tutti, con una particolare attenzione a quanto previsto dal diritto umanitario».
  
Della delegazione, ha annunciato Bertone, fanno parte: il cardinale Laurent Mosengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa; il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso; il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York; monsignor Fabio Suescun Mutis, ordinario militare in Colombia; monsignor Joseph Nguyen Nang, vescovo di Phat Diem; monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato; monsignor Alberto Ortega, officiale della Segreteria di Stato.
  
«Si presume - ha concluso il card. Bertone - che esperite le formalità necessarie con il nunzio apostolico e con le autorità locali, la delegazione si recherà a Damasco la settimana prossima. Nel frattempo preghiamo perchè prevalgano la ragione e la compassione».


Il Vescovo armeno-cattolico Marayati: la visita della delegazione del Sinodo “motivo di speranza per i cristiani e per tutti gli abitanti della Siria”

Aleppo (Agenzia Fides) - “La notizia che una delegazione del Sinodo dei Vescovi in corso a Roma verrà in Siria è un motivo di speranza per i cristiani e per tutti gli abitanti della Siria. Tutti ci auguriamo che la visita assuma il profilo di una vera e propria missione di pace, per chiedere la riconciliazione tra le parti che si combattono”. Così dichiara all'Agenzia Fides l'Arcivescovo di Aleppo degli armeni cattolici, Boutros Marayati. Nella città martire da mesi al centro dei bombardamenti e degli scontri tra esercito governativo e milizie degli insorti, l'eventualità di essere visitati da una delegazione di Cardinali e Vescovi provenienti da Roma rappresenta già di per sé un segno potente: “La visita annunciata fa capire quanto la Santa Sede e i Vescovi di tutto il mondo abbiano a cuore le sorti di tutti i popoli del Medio Oriente. Sarebbe bello che venissero a Aleppo. Li aspettiamo. Se vengono a trovarci saremo contenti” commenta Monsignor Marayati.

Secondo il capo della comunità armeno-cattolica di Aleppo, la missione dei Pastori cattolici in Siria può realisticamente aprire uno spiraglio inedito per la soluzione del conflitto siriano, proprio in virtù del suo profilo sui generis: ”Finora - spiega a Fides l'arcivescovo Marayati - ci sono state perdite terribili, per tutti. Morti, distruzioni, sfollati, vite in fuga. La storia insegna che a volte i nemici possono trovare un'intesa e col tempo riconciliarsi. Anche in Europa i popoli si sono fatti la guerra, e ora sono amici e collaborano in pace. Ma questo chiede un intermediario che sappia parlare anche al cuore ferito delle persone, non usando solo il linguaggio del calcolo politico. La delegazione del Sinodo può avere questa funzione diplomatica, in senso umano. Testimoniando la passione per la dignità umana condivisa da musulmani, ebrei e cristiani, possiamo provare a salvare gli uomini, le donne e i bambini che qui soffrono e aspettano salvezza, in una situazione che sembra senza via d'uscita”.
Riguardo ai motivi che alimentano il conflitto, Boutros Marayati invita a evitare letture superficiali e fuorvianti: “l Vescovi - spiega a Fides - conoscono bene la situazione. Ormai non è più solo questione di riforme democratiche richieste o osteggiate. In questa situazione disastrosa è entrato di tutto. La situazione è complicata. E tra le altre cose, quello che preoccupa è l'emergere del fanatismo religioso. Quando la religione diventa violenta e si combatte in nome di Dio, viene messa a repentaglio l’intesa con i fratelli delle altre religioni, che qui abbiamo condiviso per tanto tempo. Anche per questo attendo con speranza l'arrivo qui in Siria dei Cardinali e dei Vescovi provenienti da Roma: tutto quello che si muove in favore del popolo siriano, da qualunque parte venga, sarà benedetto dal Signore”.
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=40100&lan=ita

Mother Agnes: "ENOUGH WITH THE VIOLENCE, WE WANT PEACE"



About two million Syrians, or ten per cent of the population are Christian. One of the more outspoken members of the Christian community there is a Lebanese-born nun Mother Agnes Mariam of the Cross who lived in Homs for 18-years. She's been travelling the world recently, drawing attention to the civil war in her adopted country and says the Syrian situation is not as simple as it's being reported claiming rebel forces are to blame for attrocities against minority groups including Christians, and for threats which forced her from her own Syrian home.
Mother Agnes says the path to freedom and democracy is through peaceful dialogue not violence.
SBS reporter Luke Waters spoke with Mother Agnes Mariam in Melbourne. 4 October 2012

lunedì 15 ottobre 2012

L'ALTRA FACCIA DELLE SANZIONI: i religiosi cristiani in Siria raccontano...

Siria, nuove sanzioni Ue contro Assad: Il consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione ha varato un nuovo pacchetto di misure contro Aleppo,
il 19imo dall’inizio delle ostilità.
 http://www.lastampa.it/2012/10/15/esteri/siria-nuove-sanzioni-ue-contro-assad-distrutta-la-grande-moschea-di-aleppo-VMsPL1yWjHEwUePDa003RL/pagina.html


Ancora una volta (13 ottobre 2012) attaccato dai terroristi l'arcivescovado melchita di Aleppo, stavolta 2 feriti gravi oltre i danni ingenti.
L'arcivescovo Jeambart (che è tornato a Aleppo) ribadisce : "siamo i figli di questo Paese da 2000 anni , qui resteremo"


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA  LETTERA DI RELIGIOSI OPERANTI IN SIRIA, TESTIMONI DEL RISULTATO DELLE SANZIONI DELLA UE
 CHE IN REALTA' COLPISCONO IL POPOLO
 
Due sole cose vorremmo sottolineare: la prima, l’urgente necessità di rivedere il sistema delle sanzioni internazionali, in generale, ed in particolare di quelle applicate ora alla Siria. Un’arma davvero iniqua, utilizzata dai governi cosiddetti democratici per non sporcarsi le mani, ma che colpisce duramente i più poveri e distrugge la vita, e la speranza di vita. Occorre che questa palese ingiustizia sia  messa in discussione da chi ha i mezzi per farlo.
La seconda: la necessità di fermare, impedire, l’arrivo nel paese di armi e gruppi armati (che sono già ad un livello quantitativo e qualitativo inimmaginabile). Non è tollerabile che dei paesi possano apertamente ed impunemente dichiarare di voler fornire materiale bellico, e che lo facciano di fatto, fornendo anche addestratori ed esperti militari (e kamikaze). Speriamo che si levino sempre più voci, e che l’indignazione si trasformi in azioni efficaci, per disarmare una guerra civile che è già innescata.

Intanto le sanzioni pesano, i prezzi sono triplicati anche per i generi di immediato necessità, la gente non ha più lavoro, non c’è commercio, non c’è ovviamente turismo; mancano gasolio, gas, generi alimentari. Non ci sono i mangimi per l’allevamento… o sono importati e costano carissimi: la vendita del latte non rende, perché si guadagna meno di ciò che si spende in alimenti per le bestie. I pozzi di acqua lavorano un giorno su tre, perché non c’è gasolio per farli funzionare…e quindi si fa fatica anche a coltivare… In campagna, ancora ancora la gente ce la fa, con un po’ di coltivazioni, qualche mucca…ma in città? la bombola del gas costava 300, 400 lire. Ora, in città, 2000. E anche così non si trova. Sapete quant’è la paga giornaliera di un nostro operaio? 800 lire (ed è una buona paga). Fate un po’ il conto. E noi almeno diamo ancora lavoro, a qualcuno. Ma poco a poco tutto si ferma.


Ciò che era un movimento interno al paese (rivendicazioni e proteste legittime per una maggiore libertà e democrazia), si è trasformato in uno scacchiere internazionale, dove si gioca a più mani un gioco sporchissimo, che nulla ha a che vedere con il bene della Siria e dei siriani, e che a questo punto rischia non solo di metter in ginocchio il paese e il suo governo, ma anche di vanificare le aspirazioni pacifiche dei veri dimostranti, in una logica di violenza, intolleranza e guerra civile che passa sopra la testa (e attraverso il sangue versato) di tutti.
Troppi interessi in gioco, troppa informazione unilaterale che circola in Occidente.

Si aggiunge ora il terrorismo fondamentalista, con le esplosioni devastanti che conoscete, e che si preannuncia lungo a sconfiggere, dato l’appoggio logistico ed ideologico che riceve da Arabia Saudita, Qatar, e non solo.

Cos’altro si può fare? coltivare la speranza vuol dire anche continuare con fedeltà nei propri compiti. Lasciando tutto nelle mani di Dio. “Bi eyn Allah “, come continuano a dire qui…siamo sotto gli occhi di Dio).

La cosa più difficile, per noi ma anche per tutta la gente, è lo stato di incertezza, di sospensione… Il continuo non sapere come evolvono le cose. Per qualche giorno la speranza che la situazione stia migliorando. E poi di colpo un altro giorno di scontri, l’uccisione di qualcuno, un attentato…E poi l’aumento della violenza, della criminalità ;  i furti, i rapimenti per estorsione, le strade sempre più insicure. E le violenze senza motivo, vere barbarie e vessazioni.

E dall’estero, continue condanne, sanzioni che hanno reso la vita difficilissima. Più viene chiesto dai paesi occidentali che il regime si ritiri, più i civili hanno paura e si armano, e con armi anche pesanti, per proteggere le proprie famiglie, i propri villaggi.
Ormai la situazione si deteriora di giorno in giorno, grazie anche alla presenza massiccia di Al Qaida nel paese…La stampa internazionale, da quanto ci dicono, è sempre univoca. O meglio, cominciano da un po’ a girare notizie alternative, ma incredibilmente quasi nessuno le raccoglie. Una cosa è certa: appare sempre più evidente che la vera preoccupazione non è la libertà e la democrazia dei siriani (e ancor meno la situazione dei cristiani), ma un grande giro di interessi che ormai si gioca fra le varie “potenze” mondiali. Qualcun altro dice che non si deve sempre fare “dietrologia”, ma ormai non è più necessario: è una “davantilogia” talmente evidente…
E noi? Continuiamo la nostra vita.
Come vi dicevamo, questi avvenimenti, vissuti con i nostri vicini, ci hanno legato molto alla gente. Con loro condividiamo l’attesa, l’incertezza, la stanchezza, la pazienza. Portiamo nella preghiera il desiderio di pace per tutti, e cerchiamo di essere un segno di speranza. Piantare fiori, migliorare le costruzioni, pensare al domani vivendo semplicemente l’alternarsi della preghiera, del lavoro, del servizio, ... questa è la nostra speranza, cioè la certezza che in tutto questo la Pasqua del Signore non è vana, anzi…
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, donaci la tua salvezza.
arcobaleno su Aleppo, 11 ottobre 2012





In luoghi abbandonati noi costruiremo con mattoni nuovi... Seconda parte

I MARISTI DI ALEPPO: ATTIVITA' CON I RIFUGIATI


Haaj! Basta!
Il viaggio di un salesiano tra i cristiani di Damasco, Kafroun e Aleppo
Il racconto di don Munir El Rai, ispettore dei salesiani del Medio Oriente, siriano che vive a Gerusalemme ed ha visitato nelle ultime settimane le comunità salesiane della Siria

... A Beirut ho potuto trattare a lungo con i Salesiani la questione delle famiglie cristiane di Aleppo che chiedono di essere accolte in Libano. Molte famiglie di cristiani siriani vorrebbero trovare rifugio dalla guerra emigrando in Libano, paese molto ambito a causa della forte presenza cristiana e della possibilità di trovare lavoro, e quindi di emigrare in altri paesi, grazie alle numerose ambasciate straniere. L’alto costo della vita in Libano è però un ostacolo per queste famiglie che si rivolgono alle comunità salesiane siriane, chiedendo di essere accolti presso i Salesiani del Libano. Ho quindi chiesto ai Salesiani del Libano di preparare un progetto di emergenza per l’accoglienza dei profughi siriani, come si era fatto con i libanesi durante la guerra libanese.
La mattina di mercoledì 26 settembre ho intrapreso il viaggio via terra per Damasco con un’auto di servizio pubblico. Durante il viaggio ho potuto dialogare con le persone che condividevano l’auto con me, ed abbiamo parlato a lungo della condizione dei profughi siriani il Libano, della sofferenza in cui ora vive la popolazione.
Il mio arrivo a Damasco, alle ore 12.30, è coinciso con la fase finale dell’attacco al Ministero della Difesa: l’intera città era in allerta e piena di posti di blocco dell’esercito. Questo mi ha dato un assaggio del clima di paura, tristezza e insicurezza che si respira nella capitale siriana. A causa dell’attacco, solo con grande difficoltà sono riuscito a raggiungere il Centro Salesiano. A Damasco ho incontrato i confratelli della comunità e ho potuto dialogare a lungo con loro. La comunità è composta di quattro confratelli: il direttore egiziano, due italiani, e un giovane sacerdote venezuelano. Abbiamo parlato a lungo della vita comunitaria a Damasco in questi momenti, delle loro attività con i giovani, e delle attività con gli sfollati, ospitati in varie scuole governative.
La comunità si trova in una zona abbastanza sicura e stanno cercando di dare segni di speranza ai giovani e alle famiglie, cercando di organizzare incontri formativi, spirituali e ricreativi. Il Centro sta diventando un’oasi di pace, condivisione e accoglienza, sempre più prezioso per i giovani della zona. Tutti i confratelli mi hanno confermato la loro ferma volontà di rimanere in Siria e di servire i giovani.
 In occasione della mia visita abbiamo rilanciato le visite nelle case delle famiglie dei bambini e dei ragazzi più giovani che non si recano al Centro per paura dei pericoli che incontrano lungo il cammino, cercando di sostenerli sia al livello spirituale che morale e materiale.
A Damasco ho avuto modo di incontrare vari giovani e le loro famiglie. Molti mi dicono “Haaj”, cioè “basta”. Basta violenza e tristezza, vogliamo solo la pace. Ho anche costatato che molti di loro hanno il forte desiderio di lasciare il paese. Questa visione di molti giovani che hanno perso tutte le loro speranze nell’avvenire e nel futuro del loro paese mi ha molto rattristato, in quanto costituisce il crollo di una vita di insegnamenti basati sulla fiducia nell’avvenire e mi ha rimandato all’immagine di una Siria senza cristiani e senza futuro, come sta capitando in altre zone del Medio Oriente.
 Il sabato 29 settembre sono partito con un bus dalla stazione di Damasco per recarmi a Tartous, città che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Il viaggio in autobus é stato complicato da un’avaria al motore del mezzo di trasporto che è andato a fuoco e ci ha lasciati in una zona di intensi scontri, da cui siamo partiti grazie all’intervento dell’esercito siriano che ha assicurato la prosecuzione del nostro viaggio con vari mezzi di fortuna.
 A Tartous ho incontrato il vescovo dei maroniti e il suo parroco, che ci hanno ringraziato dell’attività svolta dai Salesiani di Kafroun, che fanno parte della loro diocesi. Dopo pranzo sono partito per il nostro Centro di Kafroun, attraversando vari villaggi e trovando innumerevoli immagini di «martiri», morti negli scontri.
 Sono arrivato a Kafroun lo stesso giorno e sono rimasto fino alla mattina di martedì. Lì ho incontrato il salesiano che era stato destinato a questa casa per l’estate insieme a due giovani confratelli ed è poi rimasto nella Casa insieme ad un nuovo confratello che lo ha raggiunto per questa nuova missione. La casa salesiana di Kafroun è usualmente aperta solo durante l’estate, ma quest’anno abbiamo deciso di lasciare la casa aperta tutto l’anno per continuare ad ospitare gli sfollati di Aleppo: circa quaranta persone tra le famiglie dei confratelli salesiani, dei cooperatori e dei nostri giovani collaboratori. Attualmente il numero di questi sfollati sta aumentando rapidamente a causa dell’acuirsi degli scontri. La casa sta anche portando avanti attività educative e ricreative con i giovani sfollati provenienti dalla città di Homs, la più colpita dagli scontri. Il Centro é anche impegnato nell’attività oratoriana con i giovani della zona.
La vita comune degli sfollati e della famiglia salesiana è organizzata secondo uno stile familiare basato su un programma preciso che coordina i momenti di vita comune, quali i pasti, il lavoro e la preghiera. Gli ospiti sono impegnati nei lavori della casa, quali la manutenzione, la cura dell’orto, la cucina e la lavanderia, e nel lavoro pastorale con gli altri sfollati e con i ragazzi della zona. Nonostante queste famiglie siano qui al sicuro, sono sempre in ansia per i loro cari rimasti ad Aleppo e per l’incessante pensiero del futuro, diviso tra la paura per la casa e i parenti e amici rimasti in città, la voglia di fuggire all’estero e la speranza di poter tornare alle loro case.
Sono partito per Aleppo il pomeriggio del 2 ottobre, viaggiando su un autobus da venticinque posti insieme ad un cooperatore salesiano di Aleppo. L’autobus, già carico dei beni che gli sfollati portavano con sé, era anche carico di tensione e di timori per il viaggio, che ci avrebbe condotto attraverso le zone più colpite dagli scontri, e le aspettative degli sfollati che speravano di tornare alle loro zone di origine per cercare di raggiungere i propri cari. Uno dei problemi che ci siamo trovati a fronteggiare è stato quello della mancanza di benzina, giacché i distributori non sono più in funzione. Alla fine abbiamo risolto il problema tramite un viaggiatore che conosceva un venditore che ancora disponeva di risorse che teneva nascoste.
Lungo l’autostrada deserta si notavano i segni della guerra: macchine e carri armati bruciati, case colpite e abbandonate, vari blocchi stradali da parte dell’esercito siriano che ci ha fermato per controllare i nostri documenti. Dopo un tratto di strada al di fuori del controllo dell’esercito siriano, ad un’ora da Aleppo, abbiamo incontrato un posto di blocco dei ribelli che ci hanno controllato i documenti e poi ci hanno fatto passare. Dopo un ulteriore posto di blocco dei ribelli abbiamo raggiunto Aleppo, consapevoli della fortuna di averla raggiunta senza essere stati colpiti. Prima della partenza tutti ci avevano avvertiti che il viaggio sarebbe andato “Ente wa hàzzak”, augurandoci cioè “Buona fortuna!”.
 Arrivati verso le 19.30, ci hanno accolto due salesiani siriani, un prenovizio siriano ed alcuni giovani che giocavano a pallavolo nel piccolo cortile. Tutti sono rimasti sorpresi e contenti di questa visita. Alle 21.00 abbiamo recitato una decina del Rosario.
Il mercoledì 3 ottobre, dopo la messa delle ore 7.00, abbiamo cominciato le lodi alle 7.30 e alle 7.40 il convento ha tremato, provocando la rottura di alcuni vetri, a causa di un grande attentato nella piazza principale di Aleppo, che dista 8 minuti di cammino dal convento. Alle ore 9.00 avrei voluto visitare, insieme ad un altro salesiano, il luogo dell’attentato che ha provocato circa 50 morti e più di cento feriti al centro di Aleppo; ma questo è stato impossibile, perché si temevano nuovi attentati. Abbiamo continuato la nostra visita ai quartieri cristiani, che sono attualmente colpiti da lanci di mortai, cecchini e autobombe.

giovedì 11 ottobre 2012

Le due Sirie - da "Terra!" 8 ottobre 2012

Durante la trasmissione "Terra!" di Rete4 del 8 ottobre 2012 è andato in onda un bel servizio di Gian Micalessin, con un reportage interessante e veritiero ricco di interviste anche a religiosi e alle Monache Trappiste italiane di 'Azeir.
Pubblichiamo  il video di una parte del servizio, ed inseriamo alcune immagini e brani delle interviste, tratti dal video.

http://www.youtube.com/watch?v=FVnE9m5-EJ0&feature=youtu.be


Mons. Audo (Presidente Caritas Siria): "Abbiamo l'impressione che l'Europa non prenda in considerazione la presenza dei cristiani. All'Europa interessa l'economia, la sicurezza... Non si può scambiare così la fede, non si può comprare, e lasciare.... Non è una moda, è una questione di vita e di morte per noi".


Padre Ignace Dick: " Non è gente che viene qui per liberarci... I cristiani non sono certo d'accordo con il regime su tutto, ma per il momento questo regime è una diga contro il terrorismo e l'islamismo intransigente.


Voi avete un'idea completamente falsa, falsa, falsa. Tutti i mezzi di informazione raccontano il falso, c'è una grande menzogna alla base di tutto. Il regime non può essere cambiato con la forza; il regime esiste, e per il momento bisogna dialogare con lui. I Paesi occidentali non possono imporci un cambio di regime: non sono affari loro".
 
 Suor Marta: " Sei i ribelli passassero, il nostro villaggio cristiano maronita sparirebbe. Nel giro di mezz'ora direbbero ai cristiani: "O con noi, o ve ne andate".
 Suor Marita: " Dove sono arrivati, i mussalahin non hanno ammmazzzato i cristiani, hanno semplicemente detto: "O state con noi, e allora potete rimanere; o altrimenti ve ne andate".
 "Condividiamo la realtà di questa terra insanguinata, ed è per noi un motivo ancora più grande per pregare".
 "Il fatto che possa diventare pericoloso per la vita non è la cosa più importante. Anche per i nostri fratelli di Tibhirine non era questa la cosa più importante:
la cosa più importante è il dono di sè."




mercoledì 10 ottobre 2012

In luoghi abbandonati noi costruiremo con mattoni nuovi...

In luoghi abbandonati
Noi costruiremo con mattoni nuovi.
Vi sono mani e macchine
E argilla per nuovi mattoni
E calce per nuova calcina.
Dove i mattoni son caduti
Costruiremo con pietra nuova,
Dove le travi son marcite
Costruiremo con nuovo legname,
Dove parole non son pronunciate
Costruiremo con nuovo linguaggio.
C'è un lavoro comune,
Una Chiesa per tutti,
E un compito per ciascuno:
Ognuno al suo lavoro.

da: Cori da "la rocca" di T.S. Eliot


Lettera da Aleppo del 3 ottobre 2012
(lettera n° 5)
Oramai da 10 settimane è iniziata la guerra in Aleppo E' stata chiamata "la battaglia decisiva ": quale dei due campi la vincerà, regnerà  sulla Siria. Decisiva, di fatto lo è: per l’ampiezza di distruzione, incendi, tragedie umane, gli innocenti morti e il numero degli sfollati; e non è finita, a quanto pare i diversi "attori"  hanno optato per il deterioramento della situazione, il che porterà ancora più distruzione e morte. Nonostante i feroci combattimenti, bombardamenti, tiri di mortaio, autobombe e attacchi lampo dei ribelli, la situazione sul terreno non è cambiata, Aleppo è sempre tagliata in due con una linea del fronte che ha piccole modifiche ogni giorno.

Il quartiere di Jabal Al Saydé dove si trovano le 4 scuole rifugio degli sfollati di cui ci prendiamo cura  era il più sicuro, in quanto situato nella zona più a nord di Aleppo (le battaglie hanno luogo principalmente nella parte orientale e nelle zone a sud della città). Ma la scorsa settimana, due eventi hanno scosso il quartiere: Venerdì 28 settembre i ribelli hanno fatto un’incursione di poche ore, subito respinto dall'esercito regolare, ma lasciando  diversi morti sul campo e i rifugiati molto preoccupati. E Domenica 30 settembre diversi colpi di mortaio sono caduti a pochi metri dalle scuole facendo molto danni e per fortuna nessuna vittima. Alcune famiglie sfollate sono fuggite in altri posti più tranquilli (per alcuni, era il terzo o quarto spostamento) e sono stati rapidamente sostituiti nelle scuole dai nuovi arrivati. E molte famiglie cristiane che vivono nella zona sono fuggite dalle loro case e sono venute a rifugiarsi nel convento dei Fratelli Maristi.

Il nostro gruppo "I Maristi Blu" continua (va detto in tutta umiltà, con grande coraggio e cuore impavido) a sostenere le 1200 persone sfollate alloggiate nelle quattro scuole di Jabal Al Saydé fornendo prodotti alimentari, cibo per sopravvivere (compreso il latte per neonati e bambini) e i prodotti di igiene (pannolini, sapone ..); offrono cura per le malattie acute che colpiscono i senza tetto o a quei malati che hanno patologie croniche (diabete, ipertensione ...) ; si occupano dei bambini e danno accompagnamento alle madri.
Di recente, abbiamo iniziato un nuovo progetto per gli sfollati: "VOGLIO IMPARARE" , Padre Georges Sabe lo ha ben presentato sulla pagina Facebook del Maristi- Aleppo:
"Voglio imparare, mi piace imparare! Abbiamo ascoltato con i nostri cuori! Piccoli e  grandi, ci hanno chiesto una matita, un quaderno per scrivere, per imparare! Cinque volte cinque! Come scrivere uno, due, tre, quattro, cinque? Dare un'occhiata a ciò che scrivo, sono le parole della speranza, parole d'amore, parole di ringraziamento, parole di fiducia e di fede.
Ho il mio essere grazie ai vostri occhi, i vostri occhi teneri, amorosi. Per tutti loro: adulti e bambini, stiamo lanciando il nostro nuovo progetto: IO VOGLIO IMPARARE. Le loro scuole non hanno aperto le loro porte, noi offriamo i nostri cuori, in modo che essi vi possano scrivere di propria mano una nuova pagina della loro vita, una vita che supererà l'odio e la violenza, una vita, un canto d'amore che non avrà mai fine! “
Tutto quello che facciamo non sarebbe stato possibile senza il generoso sostegno di benefattori dall'estero,  solidali con l'invio dei doni, in particolare attraverso  Françoise Parmentier. A lei e a tutti voi vogliamo dire un grande grazie. Vogliamo fare in modo che tutte le donazioni  ci giungano immediatamente e siano pienamente gestite attraverso il conto bancario dei Fratelli Maristi del Libano. Con i soldi a nostra disposizione, abbiamo comprato sul posto  tutto quanto è necessario e non spendiamo una lira per costi amministrativi o di funzionamento. Tutto ciò che viene prelevato va ai beneficiari. Il nostro lavoro si basa su un volontariato totale. Come pure i prodotti distribuiti, li troviamo in loco; non tutto è disponibile per tutto il tempo, ma i commercianti trovano il modo per accedere a volte ai loro magazzini situati in aree pericolose con il pagamento di un "riscatto", o di portare i prodotti da altre città siriane pagando "diritti di passaggio" ai ribelli, che in caso contrario, se ne  approprierebbero.
In conclusione, vorremmo condividere con voi che un’ amica svizzera ci ha inviato e che ella ha sentito Domenica scorsa su “ la cultura Francia”:
"Nella parte più profonda della vostra vita, il Signore depositi speranza. Nel palmo delle vostre mani, il Signore depositi il suo amore. In fondo ai vostri occhi, il Signore depositi la sua luce. Nel fondo del vostro cuore il Signore depositi la sua pace. "
PS  Alcuni si sono chiesti perché le lettere non sono state firmate. Questa volta lo sarà:
 
Il Sinodo prega per la Siria
da L'Osservatore Romano , 10 ottobre
«Preoccupati per la tragica situazione in cui versa il popolo siriano — ha detto l’arcivescovo Nikola Eterović, segretario generale, in apertura dei lavori della terza congregazione generale questa mattina, martedì 9 ottobre, alla presenza di Benedetto XVI — il Papa e i padri sinodali assicurano la loro vicinanza alla gente di questa terra martoriata, scossa da tanta violenza. Assicurano altresì la loro costante preghiera per le vittime di tanta barbarie, che sono soprattutto persone povere e bambini. Chiedono al Signore che guerra e violenze possano presto finire e che si trovi finalmente una giusta soluzione».

Il Patriarca Gregorio III: “L’Anno della Fede sia l’Anno della Riconciliazione”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “L’Anno della fede sia per la Siria l’Anno della riconciliazione: è la speranza dei cristiani e di tutto il popolo siriano”: lo dichiara in un colloquio con l’Agenzia Fides, alla vigilia dell’apertura dell’Anno della Fede, il Patriarca melkita di Damasco, Gregorio III Laham, giunto in Vaticano per partecipare al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione.
“Noi cristiani in Medio Oriente – spiega Gregorio III, Pastore della comunità greco-cattolica che in Siria conta oltre 500mila fedeli – ci sentiamo parte integrante del mondo arabo e in questo momento di difficoltà, di problemi, di paura, abbiamo maggiore bisogno di rafforzare la nostra fede, per essere portatori del Vangelo. La presentazione dei valori della fede, fatta nell’Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente, è molto importante: sta a noi fare nostro questo patrimonio – fatto di libertà religiosa, convivenza, cittadinanza, diritti, solidarietà, amore – per farne un programma ad extra. I cristiani hanno sempre ricoperto un ruolo fondamentale in tutto il Medio Oriente per la cultura, l’arte, l’educazione e il lavoro sociale, e intendono continuare a essere lievito nella società”.
Diretta espressione della fede è, per il Patriarca, la proposta della riconciliazione in Siria: “La riconciliazione – ammonisce – è l’unica via possibile: altrimenti la Siria va incontro alla morte. Nel conflitto che prosegue in Siria, trionfa il caos e non vi sono risposte adeguate. Nessuno ne ha, né il governo, né l’opposizione, né la comunità internazionale. Siamo nel buio e, in questa situazione, la fede è la risposta e la riconciliazione è la nostra proposta”.
In tale stato di impasse politico, il Patriarca appoggia la proposta di una “nuova iniziativa diplomatica per mettere in pratica gli appelli del Papa”, lanciata ieri, attraverso l’Agenzia Fides, da Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, Metropolita siro-ortodosso di Aleppo. “Ben venga ogni iniziativa che promuove la riconciliazione: la parola riconciliazione – nota Gregorio III – è stata una costante, è sempre stata presente in ogni pur piccolo intervento del Santo Padre nel suo ultimo viaggio in Libano. La riconciliazione è la salvezza della Siria e dell’avvenire dei cristiani che, come dice San Paolo, si fanno ‘tutto per tutti’. La Chiesa non è pro o contro il regime, ma è una comunità che vuole dare una testimonianza di amore e che vuole salvare la Siria”.
Il Patriarca melkita riferisce, infine, una sua peculiare iniziativa: “Ho chiesto al Presidente del Libano, Michel Suleiman, di mandare i discorsi del Santo Padre, del recente viaggio libanese, ai leader di tutto il mondo arabo come messaggio di pace e convivenza che dal Libano si irradia in tutto il Medio Oriente. Questa è la risposta alle rivoluzioni arabe. E il Presidente ha accolto con favore questa mia proposta”. (PA) (Agenzia Fides 9/10/2012
 
da Radio Vaticana , 9 ottobre 2012


Il pensiero dei padri sinodali, dunque, oggi è andato alle vittime del conflitto in Siria. Presente ai lavori in Vaticano il Patriarca greco-cattolico melkita di Damasco, Gregorio III Laham.
Paolo Ondarza lo ha intervistato:RealAudioMP3

R. – Ringraziamo mons. Eterovic, segretario generale del Sinodo, che oggi ha ricordato la Siria. Io vorrei approfittare di questa situazione, in cui ho la possibilità di incontrare un così gran numero di persone provenienti da tutti i continenti, per far presente la situazione in questo tempo così tragico in Siria. La crisi siriana non riguarda solo la Siria, ma tutto il Medio Oriente e in particolare cinque Paesi, le cui vicende sono legate tra loro: Siria, Libano, Giordania, Palestina e Israele. In questi cinque paesi si può vivere liberamente la fede e i problemi di questi cinque Paesi, limitrofi ad Israele, e quindi più a contatto con il conflitto israelo-palestinese, sono molto importanti per l’equilibrio di tutto il Medio Oriente. Alla vita di questi Paesi è legata la pacifica convivenza tra islam e cristianesimo in Medio Oriente e la presenza stessa dell’islam in Europa. Tutto questo è legato.

D. – Quale il ruolo della Chiesa in Siria per la risoluzione del conflitto?

R. – Noi, come Chiesa, vogliamo tentare di presentare una via: come possiamo aiutare a superare questa crisi in modo equilibrato. Non vogliamo andare contro o a favore riguardo al governo: noi bypassiamo tutto questo! Noi vogliamo salvare il valore della Siria come realtà storica, unica. Non dimentichiamo che Gesù è nato in Palestina, il cristianesimo è nato in Siria: per questo voglio approfittare del Sinodo per levare la voce e parlare a quanti più possibili vescovi e cardinali provenienti da tutti i continenti per far presente loro questa missione della Chiesa in Siria, questo ruolo della Chiesa in Siria. Io ho presentato un documento dal titolo “Riconciliazione, l’unica via per l’avvenire e per risolvere la crisi della Siria e del Medio Oriente”. Se noi aiuteremo la riconciliazione in Siria, aiuteremo anche l’Occidente a dialogare con l’Islam.

D. – La testimonianza cristiana è, dunque, di aiuto per un cammino di riconciliazione?

R. – Per me, questo è molto importante. Credo che per l’avvenire della Chiesa, qualsiasi sia il governo che verrà, qualsiasi direzione ci sarà, la missione del credente è riconciliare e unire: questa sarà la salvezza della Chiesa e del suo ruolo e della sua missione in Medio Oriente.

D. – Anche oggi arrivano notizie di sangue e di guerra dalla Siria: l’ennesimo attentato kamikaze in una sede dell’intelligence a Damasco…

R. – Di nuovo, chiediamo all’Europa di incontrarsi con i Paesi arabi per cercare di comprendere come poter uscire da questa situazione. Il problema più grande è che nessun Paese ha una risposta alla situazione attuale. Perciò, dico che c’è bisogno di una solidarietà del mondo arabo e del mondo europeo per cercare una via d’uscita. Poi, chiediamo di pregare per la Siria: io credo molto alla forza della preghiera.
http://it.radiovaticana.va/articolo.asp?c=628292

martedì 9 ottobre 2012

SANGUE CRISTIANO A DAMASCO

Ad Aleppo i terroristi suicidi islamici si sono fatti esplodere devastando chiese, conventi, il centro storico e ucciso migliaia di cristiani.
Riceviamo e pubblichiamo questa drammatica testimonianza di Monsignor Issam John Darwich, Arcivescovo di Zahle, Furzol e Bèkaa (Libano) in una lettera inviata a Maurizio Baiotti, presidente di Wecare Onlus.
 
Arcieparchia di Zahleh e Furzol e Békaa
Mariamnensis Graecorum Melkitarum Chiesa greco-melchita

Tél + 961 - 8 - 800333 Fax + 961 - 8 - 822406 (Saïdat an-Najat) Zahlé - Liban Quartier Notre-Dame de la Délivrance

WECARE onlus,
Carissimo Maurizio Baiotti
 Sono l'arcivescovo Issam John Darwich . l'arcivescovo di Zahleh, Furzol e Bèkaa (LIBANO)  

Sento il desiderio di ringraziarti per l'attenzione, l'affetto e la partecipazione dimostrata per noi e per il nostro dolore.

Voglio informarti sia dell'attuale situazione siriana sia della condizione dei profughi cristiani. In questo mi permetto di chiedere ancora di continuare a sostenerci e di non abbandonarci.

La guerra imperversa e non lascia possibilità di scampo alcuna.

La situazione in Siria sta degenerando al punto che, nella città di Rable, terroristi islamici hanno sequestrato 220 cristiani cattolici ed hanno posto un ultimatum alla popolazione. I ribelli chiedono, alla comunità cristiana, di lasciare la città entro 10 giorni altrimenti gli ostaggi verranno tutti uccisi. La paura è quella di dover assistere, impotenti, ad un ulteriore massacro di innocenti.

Ad Aleppo, prima città cattolica del Medio Oriente e patrimonio mondiale dell'umanità (così definita dall'UNESCO), kamikaze musulmani si sono fatti saltare in aria e, con il loro "sacrificio", hanno devastato chiese, conventi e tutto il centro storico. Hanno ucciso migliaia di persone, affamato famiglie, diviso fratelli e causato un notevole incremento nelle fila dei profughi alla ricerca di salvezza.

Continuamente accogliamo nuove famiglie che cercano disperatamente aiuto.

La Chiesa piange i suoi figli e si unisce al loro grido di richiesta di aiuto.

Ti ringrazio dell'aiuto che vorrai offrirci e rinnovo l'invito a visitare la nostra terra che, pur essendo martoriata, risplende in tutta la sua bellezza ed in tutta la sua speranza di vedere un futuro migliore basato soltanto sulla pace e sul rispetto reciproco.

Ponendo grande attenzione alla tua sensibilità ti invio qualche immagine che fotografa la tragica condizione che siamo costretti a vivere.

Uniamoci in un'unica famiglia, quella cristiana, poiché «
La pace non è la semplice assenza di guerra e non può ridursi ad assicurare l’equilibrio delle forze contrastanti» (CCC 2304). Solo così potremo collaborare alla costruzione del Regno di Dio: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).

Ti ringrazio caldamente a nome della martire comunità cristiana perché un piccolo aiuto significa la salvezza di un uomo.

Grazie e che il Signore benedica i pensieri del tuo cuore.
Tuo fratello in Cristo

Mgr. Issam John Darwich, B.S.
Arcivescovo di Zahleh, Furzole Bèkaa (LIBANO)

Padre Nader Jbeil , 05-10-2012
Rettore Radio Sawt El Sama

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=31500

domenica 7 ottobre 2012

L'opposizione siriana moderata dice NO ALL'OPPOSIZIONE ARMATA E A CHI LA SOSTIENE (compreso Padre Dall'Oglio)


Le député indépendant d'Alep, Boutros Merjaneh, appelle la France à réétudier le dossier syrien afin de privilégier davantage le dialogue. Renvoyant dos à dos le régime et l'opposition armée, ce chrétien craint l'éclatement de son pays et l'arrivée en Syrie d'un islamisme violent, illustré par un nombre croissant de djihadistes dans les rangs de l'Armée syrienne libre.
Depuis l'arrivée de l'Armée syrienne libre dans la ville, Alep est le théâtre d'affrontements terribles avec le régime al-Assad qui ont fait des milliers de morts © Manu Brabo / AP / Sipa

Depuis l'arrivée de l'Armée syrienne libre dans la ville, Alep est le théâtre d'affrontements terribles avec le régime al-Assad qui ont fait des milliers de morts © Manu Brabo / AP / Sipa

Les combats font rage à Alep, votre ville, depuis plus de deux mois. Faut-il une intervention internationale ?
Une action militaire internationale aboutirait à une catastrophe encore pire que la situation actuelle. L'armée syrienne est encore très puissante. De surcroît, la Syrie en tant que pays pourrait exploser. Au nord, les Kurdes revendiquent déjà plus d'autonomie. La communauté internationale doit faire pression sur les belligérants pour les obliger à s'asseoir à la table des négociations. C'est seulement ainsi qu'on obtiendra un nouveau régime en Syrie et c'est le souhait de la majorité silencieuse dont je fais partie.

Mais comment obliger le pouvoir syrien à négocier ?
Actuellement, ce sont surtout la Russie et l'Iran, ses alliés les plus proches, qui pourraient le convaincre. C'est sous la pression des Russes que le régime a tenu récemment deux réunions à Damas avec l'opposition non armée. Les Occidentaux, notamment les Français, se contentent d'exiger le départ de Bachar al-Assad tout en soutenant l'opposition. Ils n'ont obtenu que le durcissement du régime, qui s'enfonce dans le jusqu'au-boutisme.

La France s'est-elle trompée d'analyse ?
Je pense que ni l'ancien, ni le nouveau gouvernement français n'a bien étudié ce qui se déroule en Syrie depuis le début du conflit en mars 2011. Ils ont cru que la situation était comparable à celle de la Tunisie, de l'Egypte ou de la Libye. C'était faux. Ils ont gravement sous-estimé la capacité du régime à survivre. Paris aurait dû appuyer davantage les réformes qui allaient dans le sens du pluralisme faites par Bachar al-Assad avant que la guerre éclate. Au lieu de cela, la France a coupé les relations diplomatiques, fermé l'ambassade et commencé à soutenir de facto l'opposition, dont l'Armée syrienne libre.

L'opposition armée semble surtout soutenue par certains pays arabes...
L'Armée syrienne libre est financée et armée par l'Arabie saoudite et le Qatar, les pires ennemis du pouvoir en place. Dans ses rangs, on compte environ 7000 combattants djihadistes venus de l'étranger. Nous les voyons de près. Tenez, la semaine dernière, à Alep, l'armée a tué deux francs-tireurs djihadistes : un était Pakistanais, l'autre Tunisien. Mais que viennent faire ces gens en Syrie ?! J'ai peur qu'on assiste à l'importation d'une forme d'islamisme qui n'avait pas d'assise en Syrie avant ce conflit.

Mais les actions de l'ASL, ne répondent-elles pas à la violence extrême de l'armée, responsable d'innombrables massacres et de torture systématique, même sur les enfants ?
Le régime de Bachar al-Assad est corrompu et son armée commet des crimes. Tout le monde est d'accord sur ce constat. Le régime porte une lourde responsabilité dans le déclenchement du conflit. Il a réagi avec trop de violence face aux premières manifestations de l'opposition en mars 2011. Mais une partie de l'opposition a pris les armes seulement trois mois après le début des manifestations. C'était trop tôt ! Le régime avait commencé à réformer le pays. Une grande partie du peuple syrien le soutenait dans ces efforts-là.

Jusqu'à la mi-juillet, Alep était relativement peu perturbée par le conflit armé. Pourquoi ?
Il y a toujours eu beaucoup de manifestations contre le régime. Et l'armée a réagi non sans violence. Entre le 15 mars 2011 et le 15 juillet 2012, ces affrontements ont fait une centaine de morts. Mais le 15 juillet, l'Armée syrienne libre est entrée à Alep. Depuis ce jour-là, on arrive à plus de 2500 morts. C'est la guerre. La situation est horrible. Et l'armée et l'opposition font comme si c'était la dernière bataille décisive. Aujourd'hui, Alep, capitale économique et industrielle de la Syrie, est une ville morte. Pas moins de 400 000 ouvriers sont au chômage technique. Il n'y a aucune production.

Vous êtes chrétien, à l'instar de beaucoup d'habitants d'Alep. Quelle est la situation de la minorité chrétienne en Syrie?
Les chrétiens (environ 10% des Syriens, ndlr) ne s'affrontent pas en règle générale. Ils n'acceptent pas non plus d'être armés, même quand ils sont contre le régime. Beaucoup ont peur d'un scénario à l'irakienne, c'est-à-dire d'une guerre qui se retourne contre les chrétiens. A Alep et ailleurs, les provocations se multiplient contre les chrétiens pour qu'ils prennent les armes. Les belligérants ont commencé à jeter des obus dans les quartiers chrétiens. Récemment, dans un village chrétien, 280 personnes ont été enlevées par des djihadistes. Ces provocations ne peuvent qu'accélérer l'exode des chrétiens, déjà massif.

Invité par l'ancien député UMP Etienne Pinte, vous avez rencontré plusieurs élus français lors de votre séjour à Paris. Quel est l'objectif ?
J'ai bon espoir que le gouvernement français réétudie le dossier syrien et qu'il soit moins enthousiaste pour l'armement de la Syrie. Il faut promouvoir le dialogue et des initiatives de réconciliation, pas l'opposition armée. L'urgence, c'est l'arrêt des combats.
Beaucoup dans l'opposition syrienne réclament pourtant des aides militaires... En réalité, peu de Syriens le disent. Pensez-vous vraiment que ce peuple veut la poursuite des combats ? Que ceux qui prônent ce message se rendent à Alep !
J'ai assisté, à Paris, à une conférence du père Paolo dall'Oglio, qui a quitté la Syrie l'été dernier après avoir critiqué le régime. Il est très populaire dans certains milieux en France. Je le connais, car il était aumônier scout à Alep à une époque et nous l'avons reçu à la maison. Mais je n'arrive pas à comprendre son attitude. Il est enthousiaste devant l'idée d'armer l'opposition. Cela me fait peur. Est-ce un prêtre ou un homme politique ?
Craignez-vous qu'à terme, un pouvoir sunnite islamiste s'installe au pouvoir ?
Je crains les extrémistes sunnites, car ils importent un fanatisme religieux qui était rare en Syrie. Mais aujourd'hui, ces islamistes sont beaucoup moins nombreux que les sunnites modérés, qui, eux, ont la même position que moi. La Syrie n'est pas l'Egypte. Un des grands paradoxes dans ce conflit est que c'est nous, les modérés, musulmans ou chrétiens, qui constituons la majorité du peuple. Mais on ne nous entend pas. Nous ne sommes pas pour le régime, ni pour l'opposition armée. Nous voulons l'apaisement.

http://www.lavie.fr/actualite/monde/la-france-doit-promouvoir-le-dialogue-en-syrie-pas-l-opposition-armee-04-10-2012-31577_5.php


- Des éléments armées de l'ASL s'en prennent à la maison d'une famille chrétienne.


Alep - Les souks sont incendiés et les antiquités volées.

Alep - Samedi 29 Septembre 2012 - Les souks de la ville d'Alep réputés pour être les plus beaux après ceux d'Istamboul et le Caire dont la longueur atteint 13 Km et datant du XIIème siècle sont incendiés l'un après l'autre par les bandes armés de l'Armée Syrienne Libre. Que fait l'UNESCO ? 

Des voleurs turcs s'en prennent aussi aux antiquités qu'ils volent et ramènent en Turquie. Des icônes du XVIe siècle sont volées et revendues. 

Le Patriarche Gréogoire III Laham : Ce qui nous protège ce n'est pas l'Occident mais notre histoire et notre civilisation.

 Le Patriarche Grégoire III Laham, Patriarche d'Antioche et de tout l'Orient, a renouvelé son refus catégorique de toute ingérence étrangère dans les affaires intérieures de la Syrie, soulignant que ce qui nous [chrétiens] protège ce n'est pas l'Occident, mais notre histoire et notre civilisation.

Le patriarche a indiqué dans une interview donnée à la télévision hier, qu'il priait pour la Syrie demandant à Dieu de protéger ses enfants de toute haine, condamnant les groupes terroristes armés qui commettent des actes criminels et des enlèvements de citoyens innocents dans le but de se procurer des fonds. Il a souligné que deux prêtres étaient détenus depuis plus de 70 jours sans que l'on ne sache ce qu'il est advenu d'eux.

Sa Béatitude le Patriarche a ajouté qu'il avait visité un certain nombre de villes et de régions de Syrie et qu'il était en contact quotidien avec les citoyens syriens qui lui affirment avec certitude la présence de combattants étrangers en grand nombre dans les rangs des groupes terroristes armés. Par ailleurs, le Patriarche a critiqué les positions du Père Paolo da l'Oglio vis à vis de la Syrie rappelant que le Père Paolo ce n'était pas la Syrie.

Dans un autre contexte, le Patriarche a insisté sur le fait que les dirigeants syriens assumaient leur mission officielle et qu'ils n'étaient affiliés à aucune partie contre une autre, travaillant en faveur de tous les syriens.

Il a également souligné l'importance de se consacrer à la réconciliation en Syrie tout en notant l'évolution positive du ministère chargé de la réconciliation nationale entre les diverses factions et tous les enfants de la Syrie.
Il a assuré que cette mesure positive était importante dans les circonstances présentes que traverse la Syrie, appelant au soutien à ce ministère, notamment de la part des autorités religieuses.
http://www.leveilleurdeninive.com/2012_09_01_archive.html