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domenica 20 dicembre 2015

Angelus del Papa Francesco, domenica 20 dicembre 2015


"Cari fratelli e sorelle,anche quest’oggi mi è caro rivolgere un pensiero all’amata Siria, esprimendo vivo apprezzamento per l’intesa appena raggiunta dalla Comunità internazionale. 
Incoraggio tutti a proseguire con generoso slancio il cammino verso la cessazione delle violenze ed una soluzione negoziata che porti alla pace.  
Parimenti penso alla vicina Libia, dove il recente impegno assunto tra le Parti per un Governo di unità nazionale invita alla speranza per il futuro...."

Mons. Vincenzo Paglia: "Portare la vicinanza fisica del Papa a Damasco, misericordia per le famiglie"


Famiglia Cristiana , 17 dicembre 15
Monsignor Paglia con una famiglia  di cristiani di Damasco.
Mons Paglia con una famiglia di cristiani di Damasco.



Dagli inferni del mondo al calore della fede. Una strada impervia, che ha per posta la speranza, e cheMonsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, ha percorso in prima persona in vista del Giubileo della misericordia che verrà proposto, da Roma, il 27 dicembre, alle famiglie di tutto il mondo. Nelle scorse settimane, infatti, monsignor Paglia è andato a Damasco, capitale della Siria, per quella che i Blues Brothers (e non solo loro) definirebbero “una missione per conto del Papa”.
«Un viaggio», dice lui, «nato dall’Incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia. Allora papa Francesco volle consegnare il Vangelo, cioè la buona notizia della misericordia di Gesù, alle famiglie di cinque megalopoli, una per continente: Hanoi, Kinshasa, L’Avana, Sidney e Marsiglia.
 Damasco era la sesta città della lista, perché la Siria è il capitolo più drammatico di quella “Terza guerra mondiale a pezzetti” con tanta efficacia evocata proprio dal Papa.  Il quale, per le famiglie di Damasco, ha voluto aggiungere un primo aiuto economico. Io sono andato a consegnare i Vangeli scritti in arabo e questo aiuto: il primo per scaldare i cuori, il secondo per acquistare un po’ di combustibile per scaldare le case, nell’inverno che a Damasco sa essere terribile».
Che situazione ha trovato?
«È stato come scendere negli inferni del mondo. La periferia di Damasco, pur non essendo al centro del conflitto, è devastata da cinque anni di guerra, blocco economico, bombe che piovono in maniera improvvisa e indiscriminata. Portare in qualche modo la vicinanza “fisica” del Papa è stata una goccia di conforto, che però i cristiani di quella terra hanno gustato fino in fondo. Perché ciò che mi sono sentito ripetere è proprio questo: i cristiani della Siria, come di tutto il Medio Oriente, chiedono la vicinanza, l’affetto delle famiglie del resto del mondo. E noi tutti abbiamo un debito d’amore verso queste persone e questa terra, da cui abbiamo ricevuto la fede».
Restare e soffrire o andarsene e soffrire altrove. Spesso questa è tutta la scelta che hanno...
«I sentimenti dei cristiani sono complessi. Ho trovato famiglie che di fronte a un futuro sbarrato per i loro figli chiedevano di potersene andare. Giovani che, avendo come sola prospettiva la guerra, non possono pensare di restare. Ma una sera, alla distribuzione dei Vangeli, ho incontrato una cinquantina di famiglie che imploravano: aiutateci a restare! Perché loro sanno che una Siria senza i cristiani sarà comunque molto, molto più povera. Come tutto il Medio Oriente».

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